WALL STREET RIMBALZA
Dopo tre sessioni consecutive al ribasso, Wall Street ha registrato una seduta positiva, caratterizzata da una decisa apertura al rialzo e da scambi proseguiti nella stessa direzione.
Il mercato ha beneficiato del forte recupero dei titoli legati ai semiconduttori, dopo le recenti flessioni causate dai dati trimestrali di settore.
Il Dow Jones ha chiuso in lieve territorio negativo, con un calo dello 0,16%. Il Nasdaq ha messo a segno un deciso recupero, guidato dal settore tecnologico e dal rimbalzo dei titoli dei chip, terminando la sessione in forte rialzo dell’1,81%. L’S&P 500 ha chiuso a +0,29%.
Gli investitori rimangono tuttavia cauti in seguito agli ottimi dati sull’occupazione americana. La solidità del mercato del lavoro alimenta il timore che la Federal Reserve possa mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo, con possibili rialzi tra giugno e dicembre.
VALUTE
Sul fronte valutario c’è poco da segnalare. L’EUR/USD è rimasto nel trading range delle ultime 3-4 sedute: i supporti a 1,1500 hanno tenuto, mentre l’area 1,1565–1,1575 funge da resistenza.
L’USD/JPY, dal canto suo, resta nella fascia di oscillazione compresa tra 159,80 e 160,40, con i timori di intervento della BoJ, che rimane vigile anche sui tassi. Il rendimento del decennale giapponese si mantiene sopra il 2,7%, alimentando le probabilità che nella prossima riunione possa essere aumentato il costo del denaro.
L’indice Nikkei 225 è salito dell’1,6%, superando quota 65.000, mentre l’indice più ampio Topix ha guadagnato lo 0,5%, attestandosi a 3.871 punti. Le azioni giapponesi hanno così interrotto una serie negativa di tre giorni grazie alla ripresa dei titoli tecnologici e dell’intelligenza artificiale.
Tornando ai cambi, si segnala un dollaro che per ora ha corretto i recenti guadagni, grazie a un leggero miglioramento del sentiment verso una possibile soluzione pacifica del conflitto, con l’indice VIX tornato sotto quota 20.
Sul fronte geopolitico, Iran e Israele hanno concordato di sospendere gli attacchi reciproci, attenuando i timori che un conflitto più ampio possa intensificare le pressioni inflazionistiche legate al settore energetico.
CINA, CRESCE L’EXPORT
Le esportazioni cinesi sono aumentate del 19,4% su base annua, raggiungendo il livello record di 376,78 miliardi di dollari a maggio 2026. Il dato ha superato di gran lunga le previsioni del 15% e ha accelerato rispetto all’aumento del 14,1% registrato ad aprile.
Si tratta della crescita più rapida da febbraio, sostenuta dal continuo accumulo di scorte da parte delle aziende per prevenire le pressioni sui prezzi dell’energia legate alla guerra in Medio Oriente.
Inoltre, la persistente domanda di semiconduttori e hardware per l’intelligenza artificiale ha ulteriormente supportato le esportazioni.
Nei primi cinque mesi dell’anno, le esportazioni totali sono comunque aumentate del 15,5% su base annua, raggiungendo 1.710 miliardi di dollari.
Nello stesso periodo, le esportazioni sono cresciute verso i Paesi ASEAN (+20,3%), l’Unione Europea (+16,4%), Hong Kong (+45,5%), la Corea del Sud (+28,5%) e il Giappone (+7,1%), mentre hanno mostrato una crescita molto più contenuta verso gli Stati Uniti (+2,7%).
PETROLIO IN CALO
Scende il prezzo del greggio WTI spot, tornato sotto i 90 dollari al barile dopo aver perso gran parte dei guadagni della sessione precedente.
Il calo è seguito all’accordo tra Iran e Israele per la cessazione degli attacchi reciproci, che ha alimentato le speranze di progressi nei negoziati di pace. I due Paesi si erano scambiati attacchi durante il fine settimana, minacciando un fragile cessate il fuoco e alimentando i timori di una più ampia escalation.
Il presidente Donald Trump ha esortato entrambe le parti a ridurre la tensione e ha affermato che i colloqui con Teheran sono in corso, aggiungendo che i prezzi del petrolio dovrebbero stabilizzarsi una volta terminato il conflitto.
Sebbene il cessate il fuoco rimanga in vigore, lo Stretto di Hormuz risulta ancora di fatto chiuso a causa del duplice blocco imposto da Stati Uniti e Iran, con gravi ripercussioni sulle spedizioni di greggio, carburanti raffinati e gas naturale verso i mercati globali.
ORO
L’oro si è stabilizzato sopra i 4.300 dollari l’oncia dopo che Iran e Israele hanno concordato una cessazione, almeno temporanea, delle ostilità.
Ciononostante, il metallo prezioso è rimasto vicino ai livelli più bassi da fine marzo, con il dollaro e i rendimenti dei titoli del Tesoro in rialzo in seguito a dati sull’occupazione statunitense migliori del previsto.
Questo ha rafforzato le aspettative di un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno.
I mercati prezzano ora circa il 70% di probabilità di un rialzo dei tassi di un quarto di punto a dicembre.
Gli investitori attendono inoltre i dati sull’inflazione statunitense (CPI e PPI), previsti per la fine della settimana, per ottenere nuovi segnali sulle prospettive di politica monetaria della Fed.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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