TRUMP ALLE MIDTERM
Oggi, 3 novembre 2026, è il giorno delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, un vero e proprio banco di prova per l'operato del Presidente americano, quasi un referendum sul suo mandato.
I seggi apriranno a partire dalle 11:00 o dalle 12:00 (ora italiana), a seconda dello Stato e del relativo fuso orario, mentre i primi risultati dello spoglio inizieranno ad arrivare dalla mezzanotte italiana.
In questa tornata elettorale, gli elettori sono chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato, oltre a eleggere 36 governatori statali e numerose cariche locali.
Gli ultimi sondaggi e i modelli predittivi aggiornati al 3 novembre 2026 delineano una forte tendenza a favore del Partito Democratico, che punta a ribaltare le attuali maggioranze repubblicane in entrambi i rami del Congresso. Gli analisti parlano della concreta possibilità di una "onda blu", alimentata dal calo di gradimento del Presidente Donald Trump.
WALL STREET MISTA
Wall Street ha chiuso la seduta di lunedì 2 novembre 2026 in ordine sparso. Il Dow Jones ha registrato un rialzo dello 0,41%, mentre il Nasdaq ha ceduto l'1,07%. L'S&P 500, dopo una parziale tenuta nelle prime fasi della contrattazione, ha consolidato al ribasso, chiudendo a -0,51%.
I mercati si sono mossi in un clima di forte attesa alla vigilia delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Da un lato, gli investitori sono stati sostenuti dal netto calo dei prezzi del petrolio, con il WTI sceso di oltre il 6% sotto i 98 dollari al barile in seguito ai segnali di allentamento delle tensioni geopolitiche con l'Iran.
Dall'altro lato, le vendite che hanno colpito alcuni dei principali titoli tecnologici hanno penalizzato il mercato, contribuendo alla debolezza degli indici più esposti al comparto tech.
PETROLIO IN CALO
Martedì il Brent ha superato i 105 dollari al barile, mantenendo tuttavia gran parte del calo superiore al 7% registrato nella sessione precedente. A favorire il ribasso sono stati i segnali di progresso diplomatico tra Stati Uniti e Iran, che hanno contribuito ad attenuare i timori di nuove interruzioni delle forniture.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il suo governo ha ricevuto maggiori poteri dalla Guida Suprema per proseguire i negoziati di pace, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha indicato progressi nei colloqui in corso.
Funzionari iraniani hanno inoltre suggerito che un accordo rimanga a portata di mano dopo tre giorni di discussioni mediate dal Qatar.
Il prezzo del Brent aveva precedentemente raggiunto i massimi degli ultimi quattro anni, sostenuto dai timori che Washington potesse riprendere gli attacchi militari contro l'Iran dopo le elezioni di metà mandato.
ORO IN CONSOLIDAMENTO
Dopo il parziale recupero di ieri fino a 3.960 dollari l'oncia, l'oro è sceso nella notte verso quota 3.900 dollari, riducendo parte dei guadagni della sessione precedente, in un contesto di rinnovate speranze per una soluzione diplomatica delle tensioni in Medio Oriente.
Il metallo prezioso ha subito una pressione costante nel corso dell'anno, poiché il conflitto in Medio Oriente ha spinto al rialzo i prezzi dell'energia e alimentato l'inflazione, inducendo le banche centrali a mantenere una politica monetaria restrittiva.
Anche il crollo globale dei titoli tecnologici e del comparto legato all'intelligenza artificiale ha innescato diffuse liquidazioni, esercitando ulteriore pressione sui mercati dei metalli preziosi.
Nel frattempo, gli investitori continuano a seguire con attenzione le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, mentre l'amministrazione Trump e il Partito Repubblicano devono confrontarsi con crescenti pressioni politiche legate all'elevato costo dell'energia.
VALUTE
Poche novità sul mercato valutario. L'EUR/USD continua a muoversi all'interno del consueto range compreso tra 1,1160 e 1,1230, mentre il Cable (GBP/USD) si mantiene al di sopra di quota 1,3400.
L'EUR/GBP resta sotto osservazione ed è pronto a scivolare verso area 0,8300, livello che rappresenta un importante supporto tecnico.
Lo yen giapponese si mantiene stabile in area 157,80 contro il dollaro, mentre le valute oceaniche continuano a mostrare debolezza, con AUD e NZD prossimi ai rispettivi supporti di 0,6900 e 0,5570.
Il franco svizzero conferma il proprio status di valuta rifugio, con il cambio USD/CHF che mantiene come obiettivo l'area di 0,9100.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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