WALL STREET RIPIEGA ANCORA
Nella seduta di ieri, mercoledì 10 giugno 2026, Wall Street ha registrato una chiusura in netto ribasso, zavorrata dai dati sull'inflazione statunitense più elevati del previsto e dal riaccendersi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.
Il Dow Jones ha ceduto l’1,9%, scendendo a 49.918 punti. L’S&P 500 ha perso l’1,62%, mentre il Nasdaq Composite ha registrato un calo del 2,0%, arretrando a 25.169 punti.
Nel corso della notte, l'esercito statunitense ha annunciato di aver completato gli ultimi attacchi contro l'Iran, alimentando le speranze di una possibile ripresa dei negoziati di pace. In precedenza, tuttavia, Washington aveva lanciato nuovi attacchi dopo che il presidente Donald Trump aveva accusato Teheran di ritardare i colloqui su un accordo di pace provvisorio.
L'Iran avrebbe inoltre risposto prendendo di mira navi statunitensi nello Stretto di Hormuz con attacchi missilistici e droni. Questa escalation ha rafforzato l’idea che il cessate il fuoco di aprile si sia di fatto dissolto, anche se la campagna di bombardamenti su larga scala vista all’inizio del conflitto non è ripresa.
La quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz ha continuato a ridurre le forniture energetiche globali, sebbene emergano segnali secondo cui limitati volumi di petrolio stiano ancora uscendo dal Golfo Persico.
Il fatto che l’esercito statunitense abbia dichiarato conclusi gli attacchi riaccende le speranze. I mercati potrebbero quindi vivere oggi una giornata caratterizzata da maggiore propensione al rischio. Ci si può attendere borse in ripresa, dollaro in leggero calo e oro in rialzo.
VALUTE
Sui cambi continuano ormai da mesi le medesime dinamiche di prezzo, con l’EUR/USD ancorato in un trading range compreso tra 1.1408 (13 marzo) e 1.1854 (aprile). Tali estremi, tuttavia, non sono stati più rivisti, poiché la volatilità è ulteriormente diminuita.
Nelle ultime settimane i prezzi hanno oscillato in una fascia ancora più ristretta, tra 1.1500 e 1.1680.
Analogamente, il Cable si è mosso tra 1.3300 e 1.3500, mentre l’attenzione è rimasta elevata sull’USD/JPY, dove il rischio di intervento delle autorità monetarie è aumentato sensibilmente.
Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato sul decennale restano intorno al 2,7%, mentre l’USD/JPY si mantiene in area 160,50, con gli operatori molto cauti e timorosi di un intervento della BoJ.
Le valute oceaniche restano bloccate in una fase correttiva che appare temporanea. I supporti di AUD/USD e NZD/USD sembrano reggere, rispettivamente a 0.6980 e 0.5775.
INFLAZIONE USA
Il tasso di inflazione annuale negli Stati Uniti è salito al 4,2% a maggio 2026, raggiungendo il livello più alto da aprile 2023. Il dato è in aumento rispetto al 3,8% di aprile ed è in linea con le aspettative di mercato.
Si tratta del terzo incremento mensile consecutivo dell’inflazione complessiva, con i costi energetici in rialzo del 23,5%, a causa dello shock energetico legato al conflitto con l’Iran.
I prezzi della benzina sono aumentati del 40,5% (dopo un precedente +28,4%), mentre il gasolio ha registrato un incremento del 58,9% (dal +54,3%).
Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito dello 0,5%, leggermente meno del +0,6% di aprile ma in linea con le previsioni. I prezzi dell’energia sono aumentati del 3,9%, contribuendo per oltre il 60% all’incremento mensile.
Nel frattempo, l’inflazione core su base annua è salita al 2,9%, nuovo massimo da settembre 2025, rispetto al 2,8% di aprile, in linea con le attese. Tuttavia, su base mensile il core CPI è aumentato dello 0,2%, in rallentamento rispetto allo 0,4% precedente e al di sotto delle aspettative dello 0,3%.
DECENNALE USA
Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni è rimasto pressoché invariato al 4,52% nella giornata di mercoledì, in calo rispetto al massimo intraday del 4,55%.
Il dato sull’inflazione ha fornito un moderato sollievo, indicando che lo shock energetico non si è ancora trasmesso in modo significativo alle pressioni inflazionistiche generali.
Dopo la pubblicazione del CPI, gli operatori hanno leggermente ridimensionato le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed nel corso dell’anno, sebbene un aumento di 25 punti base a dicembre rimanga pienamente scontato dai mercati.
L’attenzione degli investitori si sposta ora sul dato PPI di oggi pomeriggio, alla ricerca di ulteriori indicazioni sulle pressioni inflazionistiche sottostanti.
Nel frattempo, i dati sul mercato del lavoro della scorsa settimana indicano un contesto resiliente e potenzialmente in miglioramento, mentre altri indicatori economici continuano a segnalare un buon slancio dell’economia statunitense.
PETROLIO
Il prezzo del petrolio greggio WTI rimane stabile intorno ai 90 dollari al barile, mentre gli operatori continuano a mantenere un atteggiamento prudente alla luce delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Nella notte, gli Stati Uniti hanno annunciato la fine degli attacchi all’Iran, elemento che potrebbe favorire una ripresa dei prezzi nel breve termine.
Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resta tuttavia fortemente compromesso, con l’Iran che blocca gran parte delle navi lungo questa cruciale via marittima, mentre gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni ai porti iraniani.
Nonostante ciò, il Segretario all’Energia statunitense, Wright, ha dichiarato che il traffico navale nel Golfo e le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto risultano in aumento, seppur in presenza di continue interruzioni.
Nel frattempo, i dati EIA mostrano che le scorte di greggio statunitensi sono diminuite di 7,228 milioni di barili nella scorsa settimana, segnando il settimo calo consecutivo e superando le aspettative di una riduzione di 4 milioni di barili.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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