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Analisi di mercato

Fed sotto i riflettori, mercati in attesa

Saverio Berlinzani
October 28, 2026

IL GIORNO DELLA FED


Wall Street ha chiuso ieri, 27 ottobre 2026, in territorio positivo, trainata dal rinnovato slancio del comparto tecnologico e dai solidi dati macroeconomici statunitensi.


A sostenere i listini è stato principalmente l’“effetto Anthropic”, che ha ridato vigore all’intero settore dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori. Tra i principali fattori che hanno caratterizzato la giornata spiccano proprio il comparto dei chip e dell’AI, che hanno guidato i rialzi, mentre il prezzo del petrolio WTI è rimasto sotto i 100 dollari al barile, allentando la pressione sui costi energetici.


Anche i dati macroeconomici hanno contribuito a sostenere i mercati. L’indice di fiducia dei consumatori statunitensi è balzato a 91,7 punti dagli 84,2 precedenti, superando ampiamente le attese del mercato, ferme a quota 81. Si è trattato del primo incremento dopo quattro mesi consecutivi di flessione.


Gli investitori restano cauti ma ottimisti in vista della pubblicazione dei risultati delle Big Tech statunitensi e, soprattutto, della decisione della Federal Reserve, attesa per questa sera alle ore 19:00.


CROLLA IL NZD DOPO LA RBNZ


Il dollaro neozelandese è sceso a 0,5600 dollari, dopo aver toccato un minimo di 0,5585, il livello più basso delle ultime due settimane. A pesare è stata la decisione della Reserve Bank of New Zealand di mantenere i tassi d’interesse invariati al 2,75%, sorprendendo i mercati che avevano quasi completamente scontato un rialzo di 25 punti base.


Tuttavia, il comitato ha indicato che potrebbero rendersi necessari ulteriori aumenti dei tassi nei prossimi mesi, a seconda dell’evoluzione del quadro economico.


La decisione odierna segue due rialzi consecutivi del costo del denaro, motivati dalle preoccupazioni legate a un’inflazione ancora al di sopra dell’intervallo obiettivo compreso tra l’1% e il 3%.


Gli analisti prevedono che l’inflazione rimarrà sopra il target fino alla fine del 2027, spingendo gli investitori a prezzare un ulteriore inasprimento della politica monetaria.


VALUTE


Sul fronte delle principali valute, segnaliamo la debolezza dell’euro, che continua a perdere terreno nei confronti del dollaro e torna in area 1,1110, minimo già testato il 14 ottobre scorso.


Le ragioni vanno ricercate sia nel ruolo del dollaro come bene rifugio sia nel deterioramento del quadro europeo: dall’incertezza politica in Spagna, chiamata nuovamente alle urne, alle tensioni sociali in Francia, passando per la crisi economica in Germania e l’avvicinarsi delle elezioni in Italia.


Quasi tutti i cross dell’euro perdono quota e la debolezza della moneta unica si riflette nei confronti della maggior parte delle valute concorrenti.


Insieme all’euro arretra anche il dollaro neozelandese, mentre il dollaro australiano guadagna terreno. Il cross AUD/NZD è tornato a 1,2540, con possibili obiettivi di medio termine in area 1,3000 e oltre.


Franco svizzero forte contro euro, con EUR/CHF a 0,9230, mentre EUR/JPY si avvicina al supporto chiave posto a 175,50.


Lo yen resta sostanzialmente stabile contro il dollaro, in area 158,00, in un contesto di sostanziale attesa da parte della Bank of Japan, che annuncerà la propria decisione sui tassi nella mattinata di venerdì.


Dal punto di vista tecnico, USD/JPY non dovrebbe superare quota 158,90, poiché un breakout di tale livello potrebbe aprire la strada a un ritorno sopra 160,00.


WTI STABILE SUI MASSIMI


Mercoledì il prezzo del petrolio greggio ha superato i 101 dollari al barile, interrompendo una serie negativa di due sedute consecutive.


A sostenere le quotazioni sono state le notizie secondo cui gli Stati Uniti avrebbero esortato diverse nazioni del Golfo Persico a prepararsi a una possibile nuova offensiva militare contro l’Iran, in seguito alle elezioni di medio termine.


Gli investitori hanno inoltre seguito con attenzione i risultati delle elezioni israeliane, che potrebbero influenzare l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente.


Gli exit poll mostravano il Primo Ministro Benjamin Netanyahu in sostanziale parità con il leader dell’opposizione Gadi Eisenkot, mentre lo scrutinio era ancora in corso.


Durante la campagna elettorale, Eisenkot si è proposto come un’alternativa più moderata rispetto a Netanyahu, sottolineando la necessità di contenere il programma nucleare iraniano, anche attraverso un’azione militare se necessario, e definendo il cambio di regime un obiettivo irrealistico.


Nel frattempo, le scorte di greggio statunitensi sono diminuite di circa 2 milioni di barili nella settimana conclusa il 23 ottobre, segnalando una riduzione dell’offerta di petrolio.


GOLD IN CORREZIONE


Mercoledì l’oro è sceso sotto i 4.050 dollari l’oncia dopo due sessioni consecutive di rialzo, in un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche ancora elevate.


Le guerre in corso e le elezioni in Brasile e Israele continuano infatti ad alimentare l’incertezza sui mercati globali.


Dal punto di vista tecnico, l’area compresa tra 3.950 e 3.970 dollari ha finora offerto un valido supporto. Tuttavia, in presenza di ulteriori tensioni, tale livello potrebbe essere nuovamente messo sotto pressione.


Sul fronte della politica monetaria, oggi è il giorno della Federal Reserve, che dovrebbe lasciare invariati i tassi d’interesse. Gli operatori cercheranno però indicazioni su un possibile rialzo a dicembre.


L’oro ha subito pressioni per gran parte dell’anno, poiché le tensioni regionali hanno alimentato i timori inflazionistici e rafforzato le aspettative di tassi più elevati, riducendo l’attrattiva di un asset che non offre rendimenti.


AUSTRALIA, INFLAZIONE IN RIALZO


Il tasso d’inflazione annuale in Australia è accelerato al 4,3% nel mese di settembre 2026, rispetto al 4,0% di agosto, superando le aspettative del mercato, ferme al 4,2%, e raggiungendo il livello più elevato da marzo.


Il dato si è inoltre allontanato ulteriormente dall’obiettivo del 2-3% fissato dalla banca centrale.


L’inflazione nel settore dei trasporti ha accelerato fino all’8,7%, rispetto al 5,6% precedente, raggiungendo il livello più alto degli ultimi sei mesi.


La dinamica è stata trainata soprattutto dall’aumento dei prezzi dei carburanti, cresciuti del 23,6%, il ritmo più sostenuto degli ultimi sei mesi, in un contesto di rialzo delle quotazioni petrolifere a livello globale.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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