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Wall Street rimbalza in attesa della Fed

Saverio Berlinzani
October 27, 2026

WALL STREET CERCA LA REAZIONE


L'azionario USA ha chiuso la sessione di ieri, lunedì 26 ottobre 2026, in rialzo, interrompendo una striscia negativa di due sedute.


L'ottimismo è stato trainato principalmente dal settore tecnologico e dell'intelligenza artificiale (IA), rinvigorito dalla notizia del deposito ufficiale dei documenti per l'IPO da parte di Anthropic. Il Dow Jones ha chiuso a +0,28%, mentre l'S&P 500 si è fermato a +0,70%. Infine, il Nasdaq ha evidenziato una ripresa dello 0,82%.


L'imminente quotazione di Anthropic ha ridato slancio ai titoli dei semiconduttori e delle Big Tech, reduci da settimane di forte volatilità. Nvidia ha guidato i guadagni, salendo del 2,4%, mentre Tesla ha registrato un balzo di oltre il 5% grazie al miglioramento del rating da parte degli analisti di Barclays.


Quella appena iniziata è comunque una settimana chiave anche per la pubblicazione delle trimestrali. Gli investitori restano cauti, ma ottimisti, in vista dei risultati societari. Circa un terzo delle aziende dell'S&P 500, tra cui colossi come Alphabet, Microsoft e Amazon, pubblicherà i propri conti nei prossimi giorni.


MACRO E BANCHE CENTRALI


L'attenzione è rivolta anche alla riunione della Federal Reserve di mercoledì, dalla quale i mercati si attendono una decisione cruciale sui tassi d'interesse.


Particolare attenzione sarà rivolta alle parole di Kevin Warsh in merito alla futura forward guidance. Parallelamente, i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni si sono stabilizzati, scendendo leggermente sotto la soglia psicologica del 5%, un segnale che sembra confermare come molti investitori siano orientati verso uno scenario di tassi invariati da parte della Fed.


Intanto, il prezzo del petrolio WTI è sceso in area 100 dollari, mentre il Brent si è attestato vicino ai 116 dollari al barile, in seguito all'attenuarsi di alcune tensioni geopolitiche in Medio Oriente.


Nota negativa per i mercati globali è stata il crollo dell'azionario brasiliano, penalizzato dai timori fiscali emersi dopo i risultati delle elezioni presidenziali.


BRASILE, VINCE LULA


Le elezioni presidenziali in Brasile del 2026 si sono concluse con la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva, che ha ottenuto il suo quarto mandato presidenziale superando al ballottaggio lo sfidante della destra, Flávio Nantes Bolsonaro.


Al primo turno, Bolsonaro (Partito Liberale) aveva ottenuto la maggioranza relativa con il 47,03% dei voti validi, precedendo il presidente uscente Lula (Partito dei Lavoratori), fermo al 45,16%.


Al secondo turno si è registrata una controtendenza rispetto ai pronostici iniziali. Lula è infatti riuscito a ribaltare il risultato, raccogliendo il 51,79% dei consensi.


Il candidato sconfitto ha preannunciato l'intenzione di contestare formalmente l'esito del voto. Le critiche della destra si sono concentrate in particolare sulla decisione dell'autorità giudiziaria elettorale di estendere di due ore l'orario di apertura dei seggi su tutto il territorio nazionale.


Insieme alle presidenziali, il 4 ottobre scorso i cittadini brasiliani hanno votato anche per il rinnovo totale della Camera dei Deputati e di due terzi del Senato Federale.


In entrambi i rami del Congresso Nazionale, il Partito Liberale (PL) di Bolsonaro si è confermato come la prima forza politica del Paese. Alla Camera, il PL ha conquistato 121 seggi (22,79%), seguito dalla coalizione a sostegno di Lula, la Federazione Brasile della Speranza (FE Brasil), con 88 seggi (14,81%).


Al Senato Federale, il PL ha ottenuto la quota maggioritaria con 19 seggi sui 54 rinnovati, mentre il Partito dei Lavoratori (PT) ne ha conquistati 6.


La situazione politica che emerge, con Lula alla guida dell'esecutivo e il Congresso dominato dal Partito Liberale di Flávio Bolsonaro, non si traduce automaticamente in una condizione di ingovernabilità. Si configura, piuttosto, un classico scenario di forte frammentazione e confronto istituzionale, tipico del sistema politico brasiliano.


Per governare e approvare i provvedimenti, sia il governo di Lula sia l'opposizione legata a Bolsonaro dovranno necessariamente negoziare con gli altri partiti.


VALUTE


Torna a rafforzarsi il dollaro, seppur in un contesto di bassa volatilità, sostenuto dalla ricerca di beni rifugio da parte degli investitori in attesa della decisione della Fed, che per molti osservatori manterrà un'impostazione ancora hawkish.


In questo contesto, il biglietto verde ha recuperato terreno anche contro lo yen giapponese, con il cambio USD/JPY risalito a 157,50 dai 156,90 di venerdì scorso.


Stabile il cable, così come l'EUR/GBP, che continua a muoversi all'interno di un trend ribassista.


Poco da segnalare sulle valute oceaniche, in leggero recupero contro il dollaro ma ancora incapaci di superare le resistenze chiave poste rispettivamente a 0,7060 per l'AUD e 0,5715 per il NZD.


GOLD, TENTATIVI DI RIPRESA


L'oro si mantiene stabile intorno ai 4.020 dollari l'oncia dopo aver toccato recentemente i minimi degli ultimi tre mesi, sostenuto dal calo dei prezzi del petrolio e dagli acquisti in ottica di valore in vista della decisione di politica monetaria della Federal Reserve.


I prezzi del greggio sono scesi per la seconda sessione consecutiva, in un contesto di rinnovati sforzi diplomatici per allentare le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Questo ha contribuito ad attenuare i timori inflazionistici di breve termine.


Tuttavia, i prezzi dell'energia restano elevati, mantenendo l'inflazione sotto i riflettori e alimentando le aspettative di un eventuale ulteriore irrigidimento della politica monetaria, fattore che potrebbe pesare sull'oro, bene rifugio che non genera rendimenti.


Dal punto di vista tecnico, il metallo giallo si trova in un'importante area di supporto compresa tra 3.920 e 4.000 dollari l'oncia. Si tratta di una zona che, almeno inizialmente, ha contenuto i tentativi di rottura al ribasso.


Molto dipenderà dalle decisioni della Fed. Al momento, il consenso prevede che la banca centrale statunitense lasci invariati i tassi di interesse nel corso della settimana, mentre l'attenzione dei mercati si concentra sulle indicazioni prospettiche che emergeranno dalla comunicazione ufficiale.


Secondo il CME FedWatch Tool, gli operatori prezzano una probabilità di circa l'82% di un rialzo dei tassi nel mese di dicembre.


Attenzione anche ai prossimi dati sul PIL e sull'indice dei prezzi PCE, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sullo stato dell'economia statunitense e sul futuro percorso della politica monetaria della Federal Reserve.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

 

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