WALL STREET CONTRASTATA
Nella sessione di ieri, lunedì 24 agosto 2026, Wall Street ha chiuso con risultati contrastati: il Dow Jones ha registrato un modesto rialzo (+0,26%), mentre lo S&P 500 (-0,28%) e il Nasdaq (-0,76%) sono arretrati sotto il peso delle prese di beneficio sul comparto tecnologico.
Gli investitori hanno alleggerito le posizioni sui semiconduttori e sui titoli tecnologici a grande capitalizzazione, spostando i flussi verso settori più difensivi. Il mercato rimane prudente in attesa dei conti trimestrali di Nvidia, previsti per mercoledì 26 agosto.
Il sentiment è fortemente influenzato dagli annunci del Segretario al Tesoro Bessent in merito a un potenziale inasprimento delle sanzioni commerciali contro l'Iran. A pesare è anche il fallimento dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada, in seguito alle minacce di ulteriori dazi da parte di Trump nei confronti del settore automobilistico e dell'acciaio canadesi.
Insomma, tra questioni geopolitiche ed economiche, il mercato vive una sorta di tensione latente che, tuttavia, non sfocia in una fase di risk-off, considerato che l'indice VIX rimane abbondantemente sotto quota 20, attestandosi a 15,90.
Negli altri settori si osservano price action anomale e decorrelate, in attesa di un trigger che possa riportarle in carreggiata.
VALUTE
Sul mercato valutario c'è ben poco da segnalare, con l'EUR/USD ancorato tra 1,1540 e 1,1590, mentre il Cable rimane al di sotto di 1,3650 dopo aver fallito il breakout.
I supporti sono posizionati in area 1,3600, mentre sull'euro potremmo assistere a un'estensione fino a 1,1620.
Il dollaro rimane sotto pressione in generale, anche se ha tenuto egregiamente i supporti, anche in ragione del fatto che le valute concorrenti risultano a loro volta estremamente deboli. Basti pensare allo yen, che non riesce a riprendere quota, con l'USD/JPY tornato a 159,30.
Euro e sterlina rimangono tendenzialmente deboli e, quando salgono, lo fanno soprattutto per effetto della debolezza strutturale del biglietto verde e non per una forza intrinseca.
La debolezza della valuta statunitense dipende, ovviamente, dalle problematiche legate al debito pubblico, che ha superato i 40 mila miliardi di dollari e che ha costretto la Fed a una manovra volta ad accorciare la durata del debito USA e a ridurne il costo degli interessi.
Per il momento, tuttavia, la decisione del Tesoro statunitense di acquistare titoli a lunga scadenza emettendo contestualmente titoli a breve termine non ha prodotto l'effetto sperato di ridurre i rendimenti, che sembrano comunque essersi stabilizzati nelle ultime ore.
Tra le altre valute, segnaliamo la debolezza del dollaro canadese, con l'USD/CAD salito sopra 1,3860, mentre il franco svizzero rimane stabile a 0,9360 contro euro e a 0,8040 contro dollaro.
Le valute oceaniche restano vicine ai massimi, sostenute dalle prospettive di rialzo dei tassi da parte delle rispettive banche centrali.
Segnaliamo infine il Bitcoin, che ha raggiunto quota 80.000 dollari e si avvicina alla resistenza chiave di 82.850, massimo registrato nel mese di maggio.
RENDIMENTI USA
Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitense a 10 anni si è stabilizzato intorno al 4,7%, mentre il mercato cerca di comprendere le implicazioni dell'ampliamento del programma di riacquisto del debito da parte del Dipartimento del Tesoro.
Alcune indiscrezioni suggeriscono che il governo statunitense possa attingere alle proprie riserve di liquidità per finanziare l'aumento dei riacquisti. Si tratterebbe di un cambiamento rispetto al passato, poiché tali operazioni sono generalmente concepite per essere neutrali dal punto di vista della liquidità e vengono normalmente finanziate tramite nuove emissioni.
Lunedì, il Segretario al Tesoro Scott Bessent si è astenuto dal fornire ulteriori indicazioni su una possibile revisione della gestione del debito statunitense, rassicurando al contempo i mercati sul fatto che le dimensioni delle aste obbligazionarie non sarebbero state ridotte.
Nel frattempo, gli operatori hanno ipotizzato che il piano possa offrire soltanto una soluzione temporanea, riaccendendo le preoccupazioni sui rischi di una crisi del debito statunitense e di un indebolimento del dollaro.
Sul fronte macroeconomico, cresce l'attesa per i dati sull'indice dei prezzi PCE degli Stati Uniti e per l'intervento del presidente della Fed, Kevin Warsh, al simposio annuale di Jackson Hole, alla ricerca di ulteriori indicazioni sulle prospettive della politica monetaria.
PETROLIO
Si stabilizza intanto il prezzo del petrolio WTI, intorno agli 85 dollari al barile, dopo il calo registrato nella sessione precedente a seguito dell'intensificarsi della pressione economica statunitense sull'Iran e sui suoi partner commerciali, con la Cina che, a quanto pare, non è esente dalle misure.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato l'intenzione di isolare l'Iran attraverso sanzioni nei confronti dei Paesi che continuano a intrattenere rapporti commerciali con la Repubblica Islamica. Il presidente Donald Trump ha inoltre dichiarato che a tali nazioni verrà concesso un termine preciso per interrompere i rapporti con Teheran, pena l'applicazione di sanzioni unilaterali da parte degli Stati Uniti.
Tuttavia, i mercati rimangono incerti sul fatto che le misure statunitensi possano accelerare oppure ritardare una potenziale risoluzione del conflitto tra Stati Uniti e Iran e la piena riapertura dello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, i rischi per i flussi energetici in Medio Oriente restano elevati. La Marina britannica ha segnalato che una petroliera è stata colpita e resa inutilizzabile vicino all'Oman, mentre i militanti Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno affermato di aver aperto il fuoco contro una superpetroliera saudita in navigazione nel Mar Rosso.
GOLD
Nella notte, l'oro è sceso sotto i 4.650 dollari l'oncia, ma si è mantenuto vicino ai massimi degli ultimi tre mesi grazie agli interventi del governo statunitense sul mercato obbligazionario, che hanno rilanciato l'interesse per il bene rifugio per eccellenza.
La scorsa settimana il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato un'espansione del proprio programma di riacquisto di titoli di Stato a lungo termine nel tentativo di contenere l'aumento dei costi di finanziamento. Il Segretario Scott Bessent si è inoltre detto pronto ad aumentare ulteriormente i riacquisti, anticipando al contempo un piano fiscale di lungo termine.
Tuttavia, i mercati hanno ipotizzato che tali misure possano rappresentare soltanto una soluzione temporanea, riaccendendo le preoccupazioni legate ai rischi di una crisi del debito statunitense, a un'inflazione persistente e a un possibile indebolimento del dollaro.
Ciò ha riportato l'attenzione sull'oro, che dall'inizio di agosto ha recuperato circa 600 dollari: dai 4.029 dollari del 3 agosto fino ai 4.690 dollari registrati nella seduta di ieri.
Anche gli ETF garantiti dall'oro hanno evidenziato un incremento degli afflussi nelle ultime settimane, segnalando una maggiore partecipazione degli investitori e un rafforzamento della domanda di investimento.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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