SETTIMANA CHIAVE PER I MERCATI
La settimana appena iniziata rappresenta, molto probabilmente, un passaggio cruciale sul fronte delle politiche monetarie. Gli investitori restano inoltre attenti agli sviluppi in Medio Oriente per individuare eventuali ulteriori interruzioni delle forniture di petrolio.
Anche il calendario degli utili sarà particolarmente ricco di appuntamenti, con importanti aziende tecnologiche, tra cui i colossi Microsoft, Alphabet e Amazon, pronte a pubblicare i propri risultati trimestrali.
Per quanto riguarda le decisioni di politica monetaria, il mercato attende con grande attenzione innanzitutto la Fed, che si riunirà mercoledì sera. Nel pomeriggio sarà invece la volta della BOC, mentre sempre mercoledì sono attese anche le decisioni della RBNZ.
Giovedì toccherà alla BCE, mentre nella notte tra venerdì e sabato sarà la volta della BOJ.
Sul fronte macroeconomico verranno pubblicati i dati preliminari sul PIL di Stati Uniti ed Eurozona, insieme all'inflazione PCE statunitense e ai dati preliminari sull'inflazione delle principali economie europee, tra cui la Germania.
Attesa anche per la pubblicazione dell'inflazione in Giappone e dei dati australiani sull'indice dei prezzi al consumo (CPI).
Gli sviluppi politici continueranno a rimanere sotto i riflettori, con particolare attenzione al bilancio autunnale del Regno Unito, al quinto plenum del Partito Comunista Cinese e alle elezioni in Brasile e Israele.
WALL STREET ANCORA GIÙ
Wall Street ha chiuso la seduta di venerdì 23 ottobre 2026 in calo, concludendo una settimana caratterizzata da forti oscillazioni e da crescenti pressioni inflazionistiche legate all'impennata dei prezzi del petrolio.
I dati definitivi di chiusura dei principali indici azionari statunitensi mostrano una netta flessione del comparto industriale, mentre i tecnologici sono riusciti a limitare le perdite sul finale.
Il Dow Jones ha archiviato la seduta in ribasso dell'1,23%, mentre l'S&P 500 ha perso lo 0,52%. Il Nasdaq ha fatto leggermente meglio, chiudendo a -0,21%.
La fiammata dei prezzi del petrolio, con il Brent salito oltre la soglia dei 116 dollari al barile, ha pesantemente condizionato il sentiment dei mercati, alimentando i timori di una nuova accelerazione dell'inflazione a livello globale.
Il comparto tecnologico è rimasto sotto osservazione per via delle crescenti perplessità degli analisti sulla sostenibilità degli ingenti investimenti legati all'intelligenza artificiale, sebbene il Nasdaq sia riuscito a contenere le perdite nella parte finale della seduta.
VALUTE
Sul mercato valutario si registra una situazione sostanzialmente invariata.
L'EUR/USD continua a muoversi all'interno dell'intervallo compreso tra 1,1180 e 1,1250, mentre il Cable è rimasto a ridosso delle resistenze chiave collocate in area 1,3420.
L'EUR/GBP si mantiene debole, pur mostrando una lieve fase correttiva nel tentativo di riportarsi sopra quota 0,8400.
L'USD/JPY continua a oscillare tra 156,70 e 157,50, con la BOJ attesa al varco questa settimana. Tra le valute oceaniche prevale invece un'impostazione rialzista, con possibili target a 0,7050 e 0,5725.
Il mercato resta quindi in attesa delle decisioni delle banche centrali, che potrebbero fornire un quadro più chiaro della situazione nelle prossime sedute.
PETROLIO ALLE STELLE
Nella notte il Brent è sceso sotto i 115 dollari al barile, ritracciando dai massimi degli ultimi mesi, nonostante i timori di una ripresa degli attacchi contro l'Iran dopo le elezioni israeliane di questa settimana e le elezioni di medio termine statunitensi della prossima settimana.
Domenica il presidente Donald Trump ha dichiarato che deciderà a breve se perseguire un accordo con Teheran oppure riprendere le operazioni militari, mentre le minacce dell'Iran e degli Houthi contro gli interessi americani in Medio Oriente continuano ad aumentare.
Secondo alcune fonti, l'Iran sarebbe pronto a reagire, potenzialmente prendendo di mira Israele e gli Emirati Arabi Uniti.
Nel frattempo, gli scontri tra l'Arabia Saudita e i ribelli Houthi sostenuti dall'Iran si sono intensificati durante il fine settimana. Il gruppo ha rivendicato l'attacco all'aeroporto internazionale di Riyadh in risposta ai raid sauditi su Sana'a e su altre aree dello Yemen avvenuti sabato.
Nonostante questi sviluppi, le esportazioni di greggio dal Medio Oriente si sono riprese, tornando su livelli prossimi a quelli precedenti al conflitto. Tuttavia, una nuova escalation potrebbe compromettere ulteriormente le forniture energetiche della regione.
ORO A RIDOSSO DEI SUPPORTI
L'oro si è attestato intorno ai 4.000 dollari l'oncia, rimanendo vicino ai minimi degli ultimi tre mesi in un contesto caratterizzato dall'escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dall'attesa per le decisioni delle principali banche centrali.
L'amministrazione Trump sta valutando se perseguire un accordo con l'Iran o riprendere le operazioni militari dopo le elezioni di medio termine della prossima settimana, in uno scenario segnato da crescenti minacce nei confronti dei cittadini americani presenti nella regione.
Teheran sarebbe pronta a reagire, con possibili azioni rivolte contro Israele e gli Emirati Arabi Uniti.
Il conflitto in Medio Oriente ha contribuito a far impennare i prezzi dell'energia nel corso dell'anno, alimentando i timori inflazionistici e rafforzando le aspettative di tassi di interesse più elevati, un contesto che tende a penalizzare asset privi di rendimento come l'oro.
Dal punto di vista tecnico, il Gold si trova in prossimità di importanti supporti di medio e lungo periodo situati a 3.950 e 3.920 dollari l'oncia, con un ulteriore livello di supporto in area 3.800 dollari.
Per il momento, la pressione ribassista rimane prevalente.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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