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Mercati contrastati: tech giù, petrolio in calo

Saverio Berlinzani
June 10, 2026

SESSIONI CONTRASTATE


Nella seduta di ieri, martedì 9 giugno 2026, la Borsa di Wall Street ha chiuso con andamenti contrastati: il Dow Jones ha registrato un rialzo dello 0,2%, mentre il Nasdaq ha subito una brusca flessione dell’1%, a causa di una forte ondata di vendite sul settore tecnologico e sui titoli legati all’intelligenza artificiale.


Anche la sessione asiatica è stata caratterizzata da un andamento negativo. L’indice Nikkei ha perso l’1,2%, scendendo sotto quota 65.000, mentre il più ampio indice Topix è calato dello 0,4% a 3.880, annullando i guadagni della seduta precedente.


Il peggioramento del sentiment degli investitori è stato influenzato dal contesto geopolitico, dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato “attacchi di autodifesa” contro l’Iran in risposta all’abbattimento di un elicottero americano.


VALUTE


Sul mercato valutario si osserva un andamento generalmente stabile, con oscillazioni laterali per i principali cambi.


Il cambio EUR/USD tiene area 1,1500 e tenta un recupero, con obiettivi verso 1,1580–1,1590. L’USD/JPY rimane anch’esso appena sopra 160, in attesa di un intervento della BoJ che non si è ancora concretizzato.


Il cross EUR/JPY resta sopra 185,00, ma in prossimità di livelli tecnici interessanti per eventuali vendite. Il franco svizzero perde terreno contro l’euro, con EUR/CHF a 0,9225, mentre USD/CHF si mantiene a ridosso di 0,8000. La sterlina resta stabile in area 1,3400.


CINA, INFLAZIONE STABILE


L’inflazione annua in Cina si è mantenuta stabile all’1,2% a maggio 2026, invariata rispetto al mese precedente ma leggermente al di sotto delle aspettative di mercato (1,3%).


L’inflazione non alimentare è leggermente aumentata all’1,9% (dall’1,8% di aprile), trainata soprattutto dall’accelerazione dei costi dei trasporti (5,4% contro il 4,6%), sostenuta dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalle interruzioni nelle catene di approvvigionamento legate al conflitto in Medio Oriente.


I prezzi sono aumentati anche nei settori dell’abbigliamento e dell’assistenza sanitaria. Sul fronte alimentare, invece, si registra un calo per il secondo mese consecutivo, con la flessione più marcata da ottobre.


L’inflazione core (al netto di alimentari ed energia) è salita dell’1,1% su base annua, in lieve decelerazione rispetto all’1,2% di aprile.


Su base mensile, i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,1%, invertendo l’aumento dello 0,3% registrato ad aprile. Tuttavia, il calo è risultato più contenuto rispetto alle attese di mercato (-0,2%).


PETROLIO


Questa mattina il prezzo del petrolio WTI spot è in discesa verso quota 87 dollari al barile, nonostante le notizie provenienti dal Medio Oriente restino tutt’altro che rassicuranti.


Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi contro l’Iran in seguito all’abbattimento di un elicottero americano, alimentando timori sulla tenuta del fragile cessate il fuoco e sulle prospettive di un accordo di pace duraturo.


L’esercito statunitense ha dichiarato che il presidente Donald Trump ha ordinato gli “attacchi di autodifesa” in risposta all’incidente che ha coinvolto un elicottero Apache. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha risposto affermando che le forze armate iraniane non lasceranno impuniti attacchi o minacce.


I prezzi del petrolio erano crollati fino al 5,9% nella giornata di ieri, dopo che Israele e Iran avevano concordato una sospensione delle ostilità a seguito di una nuova escalation del conflitto.


Nel frattempo, i dati dell’API hanno mostrato che le scorte di greggio statunitensi sono diminuite di 9,1 milioni di barili nella scorsa settimana, raggiungendo il livello più basso degli ultimi quattro mesi, mentre gli acquirenti cercavano di compensare le interruzioni delle forniture legate alle tensioni nel Golfo Persico.


ORO ANCORA IN RIBASSO


Prosegue la fase negativa per l’oro, sceso sotto i 4.200 dollari l’oncia e ai minimi dal 23 marzo.


L’ultima escalation militare ha alimentato dubbi sulla durata del fragile cessate il fuoco e sulla possibilità di un accordo di pace più ampio, prolungando al contempo la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz.


L’aumento dei costi energetici legato al conflitto ha rafforzato i timori di un’inflazione persistente e di un possibile ulteriore inasprimento della politica monetaria da parte delle banche centrali, fattori che penalizzano asset non redditizi come l’oro.


Nel frattempo, gli investitori attendono la pubblicazione dei dati sull’inflazione statunitense per ottenere nuovi segnali sulla futura politica monetaria della Federal Reserve. Dati sull’occupazione migliori delle attese hanno inoltre rafforzato le aspettative di un possibile aumento dei tassi entro la fine dell’anno.


Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

 

 

 

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